13k+ testi hip hop italiani.

Un Mestiere Qualunque
Cor Veleno

♥ 4033

“Un mestiere qualunque”


Eh già, fin da quando è incominciata è stata dura,
i primi tempi l’affrontavo come fosse solo un’avventura;
sai com’è, la novità, le facce nuove,
i primi incarichi, il gusto con cui superi le prime prove;
avevo zero motivazioni,
c’ero come se ci sei soltanto quando sei costretto dalle situazioni;
abito in un pezzo di provincia,
dove quello che ottieni ti deriva da un’ennesima rinuncia;
i miei mi hanno insegnato così, poche storie,
un lavoro per potere mantenere me e il mio amore,
per reprimere il calore, e i fuochi della gioventù,
erano show da tv, e già non li sentivo più;
stavo con Gianna e il romanzo procedeva in quinta,
finchè un giorno me la sono ritrovata incinta;
mi serviva del denaro in più,
e senza pensarci ho preso il bando di concorso per Divise Blu;
io per mia figlia faccio questo ed altro,
faccio pure un giuramento ad una bandiera in cui non credo affatto;
tanto resterò in ufficio qui dove abitiamo,
e mi sono ritrovato in una piazza con un cannone in mano..

(Rit.)
Guardo lo specchio e non mi importa più niente,
rabbia che sale, rabbia che scende;
la via d’uscita è solo un passo più in là,
solo un po’ più in là.
Questa armatura non protegge più niente,
non mi consola, non mi difende;
la via d’uscita è solo un passo più in là,
solo un po’ più in là.

Alla fine io non sono pronto a frequentare questa scuola,
a sentire sulle mani il freddo viscido di una pistola;
vi serve a riportare un po’ d’ordine nel gregge,
ma io non la so usare neanche in nome della legge;
ora lo so, ora che è tardi
ora che neanche lo stipendio che volevo tanto riesce a consolarmi;
per una volta non lo so che sto facendo,
per una volta voglio andare dai miei capi e dirgli che mi arrendo;
per il comandante faccio passi da gigante,
per me è un altro turno di notte nel silenzio assordante;
i miei colleghi c’ hanno un credo fortissimo,
io appena posso me ne andrò lontanissimo,
sì, e voglio fare una festa
per scordarmi quella piazza, quel ragazzo e quell’arma che gli ho puntato in testa;
è un mestiere qualunque, figlio del destino,
dove botte di paura ti trasformano in un assassino;
e devi stare attento mille volte tanto,
senza prenderti esclusive sulla vita di chi ti sta accanto;
faccio gli auguri al comandante, gli ridò il fucile,
e torno da mia moglie, al mio paese, al mio cortile..

(Rit.)
Guardo lo specchio e non mi importa più niente,
rabbia che sale, rabbia che scende;
la via d’uscita è solo un passo più in là,
solo un po’ più in là.
Questa armatura non protegge più niente,
non mi consola, non mi difende;
la via d’uscita è solo un passo più in là,
solo un po’ più in là.

Un Mestiere Qualunque — Cor Veleno
inserito da

x chiudi

Login

Puoi loggarti usando Twitter oppure Facebook.
Non useremo i tuoi dati per spammare sulla tua timeline.


Twitter Facebook