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C.S.A. Gode
Dargen D'amico

♥ 3605

Amo il the se non supera due tazze. Ero alla seconda sul lungomare di Varazze quando mi si fa vicino un uomo sui sessanta e mi fissa, come il mirino il cecchino. Mi chiede: “ Ja come stai?Ti conosco, mio figlio ti ha nell’hi-fi”, gli dico che tanta gloria mi spiazza, questo non ci bada, siede la sua stazza e mi versa un’altra tazza. Così supero il paio. Mi racconta d’essere un impresario, di avere già un notaio e un contratto a cui manca solo il nome di uno come me, cioè: sottovalutato estra-ordinario. Un futuro è tutto ciò che m’assicura, e si scalda per gradi come la temperatura a marzo ma non appena va in bagno, mi alzo e quando fa ritorno sono già scomparso.

C.S.A. Gode nè infamia nè lode. Non scommetto niente su di me. Io non aspetto se il futuro mi viene dietro, bene, se no mi accontento di loopare il presente.

Per non commettere errori dovrei fare l’esatto contrario di come han fatto i miei genitori. Ma io, la mia mamma e il mio papà non li conoscevo ancora quando avevano la mia età. Probabilmente sono solo il loro riassunto, lacrime a virgola e vivo in attesa del punto. E in attesa della resa fumo una foglia che pesa come l’accusa di una figlia alla sua famiglia. Sensimilla piglia, il fumo è così denso che leggo meno chiaramente le cose che penso. Vorrei trovare il senso, sbancare il tempo, anticipare i capelli grigi come Luigi al premio Tenco sono arrivato tardi, volevo presentarmi fiero dei miei cori, come i sardi, ma ho trovato solo un custode, gli ho dato il mio cd. M’ha richiamato per dirmi nè infamia nè lode.

C.S.A. Gode nè infamia nè lode. Non scommetto niente su di me. Io non aspetto se il futuro mi viene dietro, bene, se no mi accontento di loopare il presente.

Il tempo è denaro, voglio bpm alti. Sono stanco di fare regali solo a Natale, di dover fare salti mortali, dove mortale significa che muori, non che ti salvi. La mia idea è fare un disco, e poi farla finita presto come Cristo. Avere quel controllo sul futuro, come su una donna che ti permette di schiaffeggiarle il culo. Voglio salare il mio salario proletario, ma non chiedetemi di tornare da quell’impresario. Si starà chiedendo “dove cazzo è quel pazzo?” mentre io sono già a Milazzo e aspetto il traghetto diretto a Filicudi, nell’attesa duetto a calcetto con un bimbo a piedi nudi. Quando arrivo sull’isola è già finito il giorno, al mio disco penserò meglio quando ritorno.

C.S.A. Gode nè infamia nè lode. Non scommetto niente su di me. Io non aspetto se il futuro mi viene dietro, bene, se no mi accontento di loopare il presente.

C.S.A. Gode — Dargen D'amico
inserito da Dumt°

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