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Come il suonatore Jones
Don Diegoh

♥ 1582

Adesso che non c’è più niente che riscalda il vento
Poggio le mie mani inutilmente su un braciere spento
Indosso le parole per vestire i miei pensieri
Perché so che non esistono guerrieri senza scudo
E che non mi è concesso più di uscire fuori a cuore nudo
E starmene seduto un’ora ai bordi di un imbuto
Non sono mai caduto anche se ad ogni richiesta d’aiuto
Houston ha risposto sempre con un – passo e chiudo - !
Dai passi sul velluto fino ai salti nel cratere
Intreccio trame e vite tra i tessuti nel sapere
In queste notti intere di silenzi e di però
Verso alcol nel bicchiere come il suonatore Jones, c’mon
Mo’ che è tardi per l’ennesimo reload
La vita chiede I conti che non saldi con un pagherò
Tocca alzare il bavero
Proteggersi dal freddo e ricordare che comunque vada, me la caverò.

Prima di mettere i miei sogni in standby devi sapere che
Vorresti rendere I miei occhi di acciaio ma non adesso che
Vorresti spegnermi coi modi che hai, non ti è concesso se

Quando si chiudono i rapporti, forti, è la volta
di esami di coscienza capi d’imputazione
ma tra analisi, giudizi, processi all’intenzione,
va tutto in prescrizione tranne i sensi di colpa
Ti ho assieme ai tuoi ricordi, entrano in camera la sera
Per dormire accanto alle farfalle ai bordi della plafoniera
E lì puoi mettere petrolio sui diamanti
ma non serve a sminuire il valore di ogni tua storia se è vera
Calore nei maglioni, tasche piene di illusioni
In pantaloni che non svuoti e scordi nell’armadio
Ma i torti e le ragioni vanno via con le stagioni
E tutto cambia come le canzoni
dentro le stazioni radio
stadio ultimo di quelli in cui ti chiedi
dove sta Dio? Statico su all’attico
di quelli in cui ti siedi per un attimo
per poi rialzarti in piedi
e ridi in vista di altri giorni freddi più che all’Artico.

Prima di mettere i miei sogni in standby devi sapere che
Vorresti rendere I miei occhi di acciaio ma non adesso che
Vorresti spegnermi coi modi che hai, non ti è concesso se

Ed ho vagato in stanze vuote come in posti popolati
Per mano alla tristezza tra risposte che sapevo già
C’erano tutti, cancelli sbarrati
E l’unico sorriso sempre uguale quello di mio papà
Che ha tenuto i suoi due occhi spalancati
Così che mi aggrappassi con le mani sulla retina
Così che superassi giorni bui per colpe altrui
Di cui conservo belle foto appese ai chiodi dentro l’anima
Vagando in stanze vuote come in posti popolati
In giorni complicati con i loro rompicapi
Nascosti sotto i copricapi
Ed ogni stato d’animo si è perso tra perifrasi e discorsi patinati
A conti fatti è meglio se non conti sopra gli altri
In fondo è stato disegnato solo per rialzarti
E la paura di affrontare il mondo può spaccarti
Ma se non hai paura di te stesso allora spacchi

Prima di mettere i miei sogni in standby devi sapere che
Vorresti rendere i miei occhi di acciaio ma non adesso che
Vorresti spegnermi coi modi che hai, non ti è concesso se…

Come il suonatore Jones — Don Diegoh

Inserito da Rebel Moschitti

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