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Splende in eterno
Ghemon Scienz

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E’ tutto figlia di un quarto d’ora quando questa paranoia che mi divora vedi cresce, vedi mi lavora e riesce ogni volta maledetta a rimettermi alla prova, schioda le mie certezze e non serve reagire quando mette alle strette sta volta che nessuno mi protegge, vedo le mie paure con in mano sfollagente e manette e io le sto aspettando fermo a braccia conserte, gas lacrimogeno, acciaio freddo e ho i nervi che si scoprono, e non c’è niente di più vero che toccarsi anche per poco mo, non voglio più parlare a delle foto dietro un monitor, vomito l’ispirazione in musica, sfogo contro il fatto che ci stiamo lontani ma di proposito, e ci immaginiamo proprio tutto, chiudiamo il cuore in deposito, ci basta soltanto che sia perfetto l’involucro.
E poi mi pare che volere ciò che non posso avere stia diventando il mio mestiere, e segno a penna ogni giorno sul calendario in cui sto aggiungendo altra confusione al cantiere, è un’illusione questa, una realtà così precaria da darmi l’orticaria, sono spari di avvertimento esplosi dalla canna della mia pistola immaginaria, e fermo le onde con le mani come scogli, ma credo che il problema è a monte quando hai solo la speranza dentro al portafogli, tutti a scegliere quale profilo proporti, di contro quale lato nascondere, tutti che voglio apparire, le emozioni come dischi in vinile, sono fatte per pochi ma destinate a scomparire, cestinate come quando non trovi più parole per scriverle.
Vorrei lasciare indizi per capirmi, cambio quella linea sui tombini perché mi fermo sempre sui precipizi e fissando il vuoto aspetto che lui mi ipnotizzi, cicatrici vanno via con il laser, niente più rimane come in versione di fase, niente più veleno da ingoiare e vecchie storie da ipotecare come case, sono nella mia immaginazione e sento il silenzio, mi sono divertito per molto tempo a decidere le sfide sulle rime, alla fine la musica è un fatto diverso e io non ho più tempo per voi se calcolo di nuovo il tempo che ho perso, vi lascio fare le gare io mi sto per slegare, questa non è più roba mia, questa non è più roba mia, essere un altro ma nel corpo di me ma vedermi da fuori e sognare di tornare io, tornare me stesso, mi sto per svegliare.

Splende in eterno — Ghemon Scienz
inserito da dadokkio

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