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Stalingrado
Kento

♥ 1664

Tensione che ci uccide, e non mi dire di sorridere
Chiedimi di lottare, perché lottare è vivere.
Non credo alle sirene del successo
Io non sono il prossimo nessuno, sono il primo me stesso.
E se la vittima è la musica e l’accusa è di omicidio
Io uccido le stelle della radio come il video.
Dipingo con i testi perché il rap che porto avanti
Sporca in rosso tonache nere e colletti bianchi.
E non mi fotte se c’hai la pistola, polvere nella stagnola
gli MC che nomini sù omini senza pisciola
Rivoluzione in ogni mia parola
E in chi la spinge da Milano a Palermo, e non è Raul Bova.
Continua evoluzione come un writer con il lettering
Spingo chi c’ha i concetti, non chi dice di averceli.
E se questa è una guerra chi decide il risultato?
La musica, l’ultima trincea di Stalingrado.

Rit
Per chi sa che è una guerra e che è uno scontro quotidiano
Per chi resisterà con ogni mezzo necessario
Per chi resta fuori dalla moda e dallo stadio
La musica è l’ultima trincea di Stalingrado.

E siamo in tanti, e non ancora disillusi
Io guardo avanti, nel cielo coi diamanti come Lucy
Segnali sound ribelli ti sputtanano il Blackberry
Canto amore col dolore nel cuore come Otis Redding
Sangue sul mio rhymebook, conta un milione di pagine
E non cambio una parola perché me l’ha detto un manager
L’etichetta fashion non apprezza il mio progetto
Le mie rime non le pagano, quindi non hanno prezzo.
Un rapper sa che è meglio un lavoro precario
Che dare il culo per un contratto e i passaggi in radio
E un rapper sa che andrà sempre a finire male
Se l’industria della musica è serva del capitale.
Senza nazione né bandiera se è di quest’Italia,
Siamo guerrieri nella notte e non c’è Coney Island.
Resta resistere con ogni mezzo necessario
Musica, ultima trincea di Stalingrado.

Rit.

La musica è un filo teso, è il filo del microfono
È fuoco, gioco, sfogo, pogo, è il logos del filosofo.
E ciò che la classifica massifica
Quello che copre le bugie del Vaticano coi Magnificat.
La musica mi ha chiesto cento e dato mille in cambio
Perché sta muto chi è venduto, non solo chi è stanco
Mille canzoni e stacchetti sui palinsesti
E sette note come fiori sulle tombe di Sacco e Vanzetti.
La vera musica va oltre le parole
È come l’alta tensione, a volte chi la tocca muore.
Va oltre lo strumento, il tempo, il sample
È terribilmente serio chi la suona sorridendo
È un supremo amore come John Coltrane
Non si fida dei Re Mida né dei beat da hit parade.
Io resto fuori dalla moda e dallo stadio
La musica è l’ultima trincea di Stalingrado.

Stalingrado — Kento
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