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RIFLUSSO DI COSCIENZA
Linea 2

♥ 776

[zaitself]
ho vagato per sentieri insidiosi, terreni fangosi
attraversato giorni piovosi, cieli brumosi
tra stacchi imperiosi e tonfi clamorosi
fra ordigni silenziosi e dolori inesplosi
in circoli viziosi, come sotto ipnosi
così per mesi, sopportando pesi
indifferente a visi, risa, casi
lunga stasi, che prelude nuova crisi
acque turchesi, spensero, fiamme cremisi
tentativi inutili, si è rimasti immobili
non sono gli anni sterili, sono i chilometri
il viandante stanco affranto ai battenti chiusi
di un castello, zimbello di guardiani ottusi
credendo la distanza, una corazza
la pazienza, una fortezza
la speranza, ad oltranza, in attesa della grazia
giorno del giudizio, solo nello spazio, chiuso nel silenzio
perso nelle corti di Bisanzio
il nulla, debole scintilla, brilla
immagine perpetua del cadere di una stella
amaro cede l’ozio, avaro cade il dazio
fiacco come fumo d’oppio, cadi in ginocchio
giorni opachi, giorni insensati
bianchi molli e velati, cuori scavati
c’è sempre una conclusione, una lezione
una definizione che può renderti migliore
la felicità è come un mostro che divora
la sua fame aumenta, di ora, in ora
si allunga all’infinito, in un’abominevole samsara
è breve, effimera, passeggera, istantanea
è un attimo, un battito di palpebra
complessa come algida algebra, ed è di nuovo tenebra
meta cometa ignota remota, sfuggente
un calibro nove, puntato alle tempie
marce dure per un’oasi in fiore
nobiltà dell’animo acquistata col dolore
alchimia dell’agonia in litania portano all’ossesso
l’innocenza, la purezza al prezzo di un salasso
un sasso, scagliato contro specchi di pensieri
segui le tue orme, aghi nella carne come sieri
iniezioni di emozioni infezioni all’anima
il passato che contamina
una lamina che scorre, una lacrima tagliente
una goccia sola corre, come fosse sangue
un sottile rivolo, rivela interminabile
quanto ad un fiore possa esser vulnerabile
un’incudine, su cui batte solitudine
inquietudine, voglio ordine, nel disordine
un cardine, oltre soluzioni a breve termine
un fulmine, che mi possa riportare al culmine
metto sotto assedio questo tedio
è un suicidio non cercare di fermare questo stillicidio
aspetto infelice la fenice che mi porti
ciò che non ci uccide, ci rende più forti

[poker]
ho violentato mille notti, calpestato i vostri occhi
preso strade senza sbocchi, confuso i sani e matti
perso più partite a scacchi, udito affari loschi e vecchi
racconti per gli sciocchi, di anarchici distratti
ho amato miti finti, ignorato saggi vecchi
ma ho sgamato molti trucchi, sotto il vero dei diritti
fantasmi negli specchi, nobili guerrieri stanchi
affranti, chiudono i battenti
ho bussato mille volte ad una porta, nessun segno di risposta
ho visto anime dannate esplodere insieme alla scorta
scolpite nel ricordo, ferite dal rimpianto
con i fottutissimi mandanti in Parlamento
ho esercitato la forza più repressa, la mediocrità più bassa
ho subito il peso di una compromessa
partecipo alla farsa, scruto nella rissa
avvilito, sconcertato, e denigrato dalla massa
passa, con un’espressione di disappunto
i libri al fuoco in un convento, in una rosa di cemento
resta un alito di vento, ho un fremente turbamento
palpitante, che un giorno il vento sarà devastante

[kikko]
sono colpi che ti strappano il respiro
episodi scuri da schiarire con la biro
momenti in preda al panico, qui la luce sfuma
e un’altra sigaretta tra le labbra si consuma
non sarà mai finita, sarà per sempre rabbia
e un senso di fastidio, che mi circonda dentro nella gabbia
si sveglia assieme e me e m’accompagna
vive sotto pelle come il granchio violinista nella sabbia
e non sbaglia, quando deve colpire
taglia, mi cura le ferite in qualche modo deve interferire
ogni mattina solita ripetizione
caffè, sotto casa, mi aspetta con un cannone
difficile sottrarsi all’incantesimo
il cervello è in palla come dopo un calcolo aritmetico
otto ore di lavoro tutti i giorni
faccio l’operaio per campare nei dintorni
c’è chi respira i fumi dei forni, e s’incazza con la vita
chi lavoro ai tornii e ci rimette le dita
capisco meglio cos’è un uomo quando non ha scelta
è una pedina stretta da una mano disonesta
la scacchiera bianca, nera
stanca proiezione della sfida
vivo per non morire mi perseguita la sfiga, vera
ma ogni mia fatica mi gratifica quando scende la sera

RIFLUSSO DI COSCIENZA — Linea 2
inserito da zaitself

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