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Suicidio neuronale.
McCromo

♥ 1866

Matrice amorale figlia della distruzione, crudele omicida che da
spazio all'invenzione, scaltri onnipotenti con battaglie di gran danno,
ripescano la vita in un pianto di corallo, quel corallo oro puro
che da largo alla speranza, la speranza illusionaria madre della convergenza.
Non sopporto i vittimismi, gli squallidi pensieri, una volta tolta l'aria,
non si danno più rilievi, concezioni di potere che seviziano la morte,
quella morte opportunista che ricerca la sua sorte, Una sorte cognitiva che
serviva piatti d'oro, ripulendo quel pensiero dal più grande purgatorio,
fungeva d'interesse una misera speranza, la speranza più concreta
che cercava rilevanza, evanescenti convinzioni prese frutto
da un bisogno, la sommersiva delusione di legarsi a quel soggiorno,
un soggiorno presentato da quel viscido serpente, maligno come
l'aria che attinge e poi riprende, quella stessa sensazione prese spago tra i pensieri, demorsi
l'illusione di tornare a quei sentieri, sentieri più profondi e reali emozioni,
situate da un decoro inserito tra i migliori. Eludendo questa vita che toglie e non riprende,
ammette l'emozione solo dopo chi si pente. Continuerei tutt'ora, ma non scrivo per piacere,
differenzio la scrittura dalla voglia di sapere.

Suicidio neuronale. — McCromo
inserito da McCromo

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