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I Vecchi
Microphones Killarz ft. Ghemon & Kiave

♥ 5417

io sono il reverbero dei vostri sacrifici
di quando giù a cusè non c’erano edifici
di quando la terra dava pane acqua e cibo mentre la guerra
dava fame rabbia e schifo
entrambi partiti ma per lo stesso partito uno di voi rapito
otto anni ostaggi del nemico
ma tornato col sorriso dalla donna che amava
di quando l’amore bruciava ed era lava che legava
di quando il vostro dio stava in chiesa con le persone
e non comunicava qua giù con la tv
che poi di televisione ce n’era una ogni sei famiglie
e si teneva un mese a testa a rotazione
io sono la fusione di due talenti diversi
uno dedito alla musica l’altro ai versi
e sento ancora la tua voce che mi dice tieni duro
quando vedo una svastica su di un muro

sono uno zero un tipo senza terra ma nemmeno forestiero
pordo addosso le iniziali du cui devo il carattere
la mia faccia e la condanna di essere un bastardo che non parla
sorride e beve vino fuma le sigarette da un casino
smette solamente il giorno del destino e l’umile non spezza
si piega e si destreggia per regalarsi le vittoire e le soddisfazioni che lo appoggian

[rit.]
con quetsta voglio, ricordarli tutti quanti con orgoglio
con questa voglio, salutarli tutti come in un sogno
con questa voglio, dirgli quanto mancano e quanto mi abbiano
aiutato contro il mio diavolo (x2)

io non so leggere negli occhi ma certe cose le capisco perchè l'ottica di acquisto dei pensieri punta ai fatti
e la mia semplicità, di non reagire vuole mettere in luce la debolezza dei miei anni
cosciente del divario generazionale che non mi avvicina
vorrei parlare di più cosciente che il diario del mio amore non si spia
domani quattro schiaffi ai miei tabù quand'ero piccolo le cose sembrano chiare
quando sei grande ti scordi come facevi a sognare ho visto mio nonno da solo pregare
piangere perchè sorride mentre dentro va tutto male,
che manco tutto l'amore può fare che manco io da casa// è una colpa da valutare
piange dentro, le lacrime a ad un figlio non si mostrano e crolla in un momento, io l'ho visto crollare

e vivo largo come i giorni in cui crescevo largo come i confini del cielo
o i contorni di un pensiero io sono le mie radici ovvero
il mio presente è frutto di quello che ero ma mentre ero non me ne accorgevo
e mio padre è l'immagine di suo padre con tutti i suoi difetti ed io sono tale e quale
e anche se ho scelto di sfogarmi a tempo sulle ottave in ogni via da camminare, ognuno cade
e so che ciò che devo diventare in parte lo devo a ogni mio legame familiare
a chi mi ha insegnato dove iniziare, e come calibrare e dove ripartire quando qualcosa va male
e penso al giorno in cui forse non sarò più e sembra così lontano che tutto è più surreale
in mia sorella rivedo tutta la forza di mia nonna e di mia madre
è il passato che ho tenuto imprigionato che sta per evadere

[rit.]

passi brevi lenti con un appoggio o senza nei finachi stanchi ogni dolenza spesse lenti su occhi spenti, densi
d'immagini di un secolo pieno di violenza
segnato dalla morte dell'uomo e l'invasione della scienza assenti
nei discorsi dei parenti sorrisi apparenti che celan la tristezza degli stenti intensa
esistenza di momenti commoventi
ora spalle curve schiacciate da peso dell'esperienza
è lei che parla è che gli dà la forza di volontà l'unica forse che non gli manca
tra una storia e l'altra
cogli nella loro voce un certo non so che che ti rinfranca
tanta sofferenza coniugale
raccontan della semplicità come l'aspetto più speciale
nell'ora funesta la loro anima sale
ma nella testa di chi resta il bene che hanno fatto rimane


I Vecchi — Microphones Killarz ft. Ghemon & Kiave
inserito da Anonimo

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