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Fitta
Think'd ft. Gianni Porta, Matteo D'Ingeo, Caparezza

♥ 1775

Dopo il primo capitolo, risultati pochi / critiche di qua, apprezzamenti di là, il resto i soliti indifferenti ignoti / sarà che forse dovrei provare meno odio / o sarà che se non fai un video qua non ti ascoltano proprio / io faccio musica, non cinema / e se anche mi vedessi in camera è realtà pura e in prima linea / troppa ipocrisia libera, su ogni cittadina testata giornalistica / la loro è informazione, effimera / hai tutto sotto gli occhi e non vuoi vedere / ma è tutto a posto, non preoccuparti, lascia fare / devi fidarti, sono qui per aiutarti / difatti fanno il cazzo che gli pare per di più con i tuoi soldi / costruiscono parchi, e non li aprono / e completano il lavoro lasciando pure che li distruggano / inoltre, cerchi lavoro stabile? / raccogli un po’ di frutta, il gazebo te lo danno loro, basta chiedere

*GIANNI PORTA*
Mattoni su mattoni, rifiuti delle lame nelle lame, gioielli comuni regalati ai privati, strade di tutti e regno di nessuno, cinema e gallerie per un lavoro a brandelli nel paese sofferente di liberi spazi e niente futuro per giovani e famiglie. Serve una grande opera: una bandiera per chi non ha voce, combattenti a mani nude contro egoismi e mode passeggere.. per tornare a navigare, pronte le scialuppe a caricare chi affoga nel deserto dell'indifferenza, del “si salvi chi può”, del “tengo famiglia”.. ragione e sentimenti, scienza e coscienza.. esistere vuol dire scegliersi sempre la propria parte

Fondamentalmente la situazione non è per nulla confortante / si cerca di scuotere, ma niente, è sconcertante / basta entrare nella mente di molta gente qui presente / “e stu scem ci cazz è? Ma di cosa parla? Ma come si permette?!” / sono un normale cittadino votante / che utilizza ancora la libertà di parola, quella ci è rimasta fortunatamente / evidentemente preferisci zittire e riscuotere, in parole povere / può piovere frequentemente, ma non per sempre / il giorno che chiuderemo gli ombrelli / toglieremo alla famiglia i gioielli e vi faremo il culo a brandelli / quanto siete belli, vi credete pure esperti culturalmente / ma continuate a far profumare la merda della fondazione Valente / questa è mafia.. non ci credi? Chiedi a Borsellino / o meglio, per fare prima, chiedetelo al vostro Amato Pino / chiedetelo all’assassino di Carnicella / e al suo pianto vero come un ancora a galla

*MATTEO D’INGEO*
Nella città del mercato diffuso l'abuso è diffuso e il voto di scambio è sempre il più amato.. le bombe illuminano la notte e uccidono il mare.. i giovani partono e si rottamano le barche.. gli anziani, sulla banchina, cercano il tramonto nell'orizzonte abusato e violentato. Nella città disinformata la macchina del fango travolge il sogno del riscatto e la cultura mafiosa vuole ancora governare. E’ vero non sono mostri.. sono solo nostri

Ok, ok, continuo / allineo versi con tematiche locali attuali per non farti sentire estraneo / ma non attenuo estremizzazioni come mio solito / sarò anche poco positivo ma preferisco essere propositivo / navigo in acque pericolose, abbasso la cresta / se la coerenza sta in sti giovani democratici, di destra / la mia è politica anti-liberista / e non sono né di sinistra, né comunista, sono antifascista, scaffatelo in testa / la differenza sta in questo divario preciso / tu filosofia da ciao bella, io filosofia da ciao bella, invertito / ti invito al mio progetto, fidati, non puoi mancare / giò madonnari sull’asfalto fresco sotto la villa dell’assessore / sensibilizzazione tentativo secondo, qua non si molla / vado avanti ben oltre il vostro classico chiacchierare / brava Molfetta, continua a far finta di nulla / io continuo a far finta che tu non faccia finta di nulla, quindi lasciami fare

*CAPAREZZA*
Che fitta.. allo stomaco, il re è lì e il mare.. lungo. E il lungo mare re lì, sfrecciano burberi e Barbie, lounge bar, barbarie, non una anima che fiata ma quante arie. Che fitta.. allo stomaco, nessuno ai concerti, migliaia alle giostre, la madonna con l’oro addosso, addosso a loro e pensano che sia fiera, io penso che siano fiere inghiottite da un vuoto che non cambi, mi aggrappo ad un voto che non scambi ma che fitta.. allo stomaco. Città dormitorio, non una cameretta, una camerata, il sogno di un camerata non il mio. Io mi sento in guerra quando non trovo pace, perché amo Melphicta, perché odio Melphicta, perché ho Melphicta.. allo stomaco

Fitta — Think'd ft. Gianni Porta, Matteo D'Ingeo, Caparezza

Inserito da Nicolas Pelletier

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